LE LENTI FOTOCROMATICHE

LE LENTI FOTOCROMATICHE

Per filtri fotocromatici si intende quelle lenti costituite da un materiale che è in grado di modificare le sue caratteristiche di trasmittanza in funzione dell’intensità e lunghezza d’onda della radiazione che incide su di essi.

In altre parole tali lenti hanno la capacità di scurirsi all’aria aperta e tornare allo stato chiaro se si passa in ambienti chiusi. Tale processo è possibile grazie a particolari molecole (indolinospironaftossazina nel materiale organico e alogenuri di argento nei materiali vetrosi) che, in seguito all’esposizione ai raggi UV (circa 350nm) cambiano la loro conformazione spaziale acquistando la capacità di assorbire luce nel visibile e quindi ridurre la trasmittanza del filtro. Il processo reversibile è possibile grazie al calore (IR) che innesca il procedimento inverso aumentando la trsmittanza nel visibile facendo ritornare la lente chiara.

Processo di trasformazione reversibile della molecola

fotocromatica utilizzata nelle lenti organiche

I colori assunti dalle lenti fotocromatiche sono grigio, marrone e verde.

La velocità e l’intensità di scuri-schiarimento dipendono da diversi fattori tra cui il tempo di esposizione, lo spessore della lente, la temperatura esterna, trattamenti superficiali (come antiriflesso).

Negli anni si sono sviluppate nuove tecnologie partendo dai materiali vetrosi fino alle lenti organiche e riducendo sempre di più la dipendenza del fotocromatismo dai fattori sopraesposti: la velocità di scurimento è arrivata a circa 60 sec per arrivare ad una trasmittanza del 50% (t media); la velocità di schiarimento, con una trasmittanza di circa il 65%, è di circa 5 minuti; maggiore scurimento nella fase attiva e maggiore schiarimento nella fase inattiva.

L’utilizzo di una grande varietà di pigmenti ha permesso di evitare l’effetto camaleonte e di raggiungere una maggiore uniformità di colorazione; rispetto alle lenti di prima generazione la dipendenza termica è diminuita poiché a basse temperature le lenti fotocromatiche si scuriscono di più e più in fretta, mentre ad alte temperature si scuriscono di meno e più lentamente ma si schiariscono di più e più velocemente.

Le differenze tra il vetro e il materiale organico consistono nei processi produttivi e nella dinamica di attivazione nel tempo.

Le lenti fotocromatiche vetrose vengono generalmente costruite in massa introducendo nella matrice le molecole fotocromatiche originando anche sgradevoli effetti di variazione di colore in base allo spessore nelle alte ametropie; alcune ditte per ovviare a questo problema hanno introdotto lenti minerali placcate con strato fotocromatico in modo da avere uno scurimento uniformente della superficie indipendentemente dagli spessori e quindi dal potere della lente stessa.

Nei materiali organici si utilizza principalmente la tecnica di impregnazione termica con la quale il pigmento viene distribuito uniformemente sulla superficie della lente ed al tempo stesso penetra nei suoi strati superficiali abbastanza in profondità rendendolo più resistente rispetto ai procedimenti di laccatura.

Tecnica di impregnazione

Altra differenza tra i due materiali è che una lente di vetro fotocromatico dopo un uso prolungato tende a non ritornare completamente allo stato chiaro di partenza quando si trova internamente (se non facendola bollire in acqua calda per circa 30min), mentre una lente organica ritorna allo stato chiaro di partenza anche dopo diversi anni di utilizzo ma al contrario non assumerà la tinta così scura come nella fase iniziale.

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